Domenico Cimarosa
nasce ad Aversa il 17 dicembre del 1749; la madre era lavandaia ed il padre,
modesto muratore, morì quando Domenico aveva solo 7 anni. La famiglia venne
lasciata in condizioni di estrema miseria e alla sua prima formazione culturale
oltre che al sostentamento materiale, sopperì un frate, tale Padre Polcano o per
altri Padre Porzio, organista nel Convento di San Severo dove la madre del
musicista prestava servizio. Il bambino apprese dal frate i rudimenti della
musica e della poesia e vista la sua precocità, venne accolto gratuitamente dal
Conservatorio della Madonna di Loreto a partire dall'anno 1761. A questo punto
scarse notizie si hanno sui suoi primi insegnanti, ma pare che a completarne
l'educazione musicale dopo il Conservatorio sia stato Nicolò Piccini. In quegli
anni Cimarosa, oltre che violinista, organista e cembalista, fu anche cantante
dotato di buoni mezzi vocali; come compositore, dopo varie esperienze nella
musica sacra, esordì in teatro nel 1772 con "Le stravaganze del Conte" seguito
dopo quattro anni da "La frascatana nobile". Andato in sposo a Costanza Suffi,
dopo la sua precoce morte ne sposò la sorellastra sedicenne Gaetana Pallante,
dalla quale ebbe due figli. La vena compositiva di quegli anni fu frenetica e
feconda, ma il successo arrivò solo nel 1779 con il debutto de "L'Italiana in
Algeri" al Teatro Valli di Roma. Ne seguirono il "Caio Melisso", "Alessandro
nelle Indie" e "Giannina e Bernardone" che gli diedero ben presto una notorietà
diffusa anche al di fuori dei confini nazionali, paragonabile a quella di
Piccini e Paisiello. Invitato nel 1787 alla Corte di Caterina II di Russia,
approfittò del viaggio per sostare nelle principali Corti italiane e raccogliere
gli entusiastici consensi. L'incarico di Maestro di Cappella in Russia segnò un
altro periodo di intensa attività, furono di quegli anni una Messa, cori e
cantate e le biblioteche dei Teatri furono arricchite da molte delle sue opere.
Nel 1791 Cimarosa intraprese la via del ritorno sostando prima a Varsavia e
quindi a Vienna, dove alla corte di Leopoldo II, venne incaricato di comporre 1
'Opera che sarebbe diventata il suo capolavoro: " Il matrimonio segreto". Giunse
in Italia e "Il matrimonio segreto", rappresentato per la prima volta al Teatro
de' Fiorentini di Napoli nel 1793, suscitò un tale entusiasmo da venire
replicato per ben 110 sere nei cinque mesi seguenti. I riconoscimenti
continuarono ed in quegli anni videro la luce "I Traci amanti", le "Astuzie
femminili" e l'opera seria "Gli Orazi e i Curiazi". A questo punto Cimarosa
dovette affrontare gli anni più nefasti della sua già non facile vita e
incominciarono a manifestarsi i disturbi nervosi che gli sarebbero in seguito
stati fatali. Allo scoppio della rivoluzione napoletana nel '99, Cimarosa vi
aderì con tale e sentito entusiasmo da scrivere un Inno repubblicano; ma con il
ritorno di Re Ferdinando ne dovette scontare le conseguenze: la sua casa venne
saccheggiata, il suo clavicembalo fu distrutto (sembra venne gettato dalla
finestra) e nona. stante il tentativo di un cambio di rotta componendo l'inno
"Bella Italia" e una "Cantata in occasione del bramato ritorno di Ferdinando",
Cimarosa venne incarcerato. Libero dopo quattro mesi per intercessione della
Chiesa o secondo alcuni della Russia, abbandonò il Regno delle Due Sicilie per
recarsi a Padova e poi a Venezia. Proprio a Venezia compose }."'Artemisia", ma
l'Opera rimase incompiuta perchè la morte 10 raggiunse improvvisamente 1'11
gennaio del 1801 nella sua abitazione, Palazzo Duomo. Sospetti serpeggiarono in
seguito ad una morte così repentina, dalle insinuazioni di un avvelenamento
all'opera di sicari inviati da Carolina di Napoli. Venezia che 10 aveva accolto,
offrì in suo onore calorose e sentite esequie: una Messa e alcuni brani vennero
composti ed eseguiti per l'occasione, come il "Concerto lugubre" per
flauto e orchestra, dedicatogli da Luigi Giannella. Anche a Roma, vista
l'intensa amicizia con il Cardinale Conselvi, le celebrazioni e le onoranze
furono solenni tanto che venne commissionato al Canova un busto in suo onore,
ora custodito al Museo Capitolino. Domenico Cimarosa fu quindi un compositore
fecondissimo, scrisse più di settanta opere, innumerevoli brani strumentali e
vocali. Molti manoscritti nei Musei dei Teatri Russi e delle Corti europee
rimangono ancora in attesa di essere riscoperti. L'archivio personale in mano al
figlio Paolo, venne donato al Conservatorio di Napoli nel 1852. Domenico
Cimarosa incarnò quindi con passione, nelle sue alterne fortune, le concrete
aspirazioni dell'illuminismo e della libera circolazione degli uomini e delle
idee nell' Europa di fine Settecento, rappresentando così con la sua opera uno
dei punti più alti della fine di un secolo e della conclusione di un'epoca.
Tra le opere più conosciute si segnalano: "L'impresario in angustie", "Maestro
di Cappella", "L'infedeltà fedele", "Il marito disperato".